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Acronym soup swamps Malaysia reform drive

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Malaysia’s Prime Minister Najib Razak says he has embarked on a series of radical economic reforms. In reality it feels as if he has unleashed a barrage of incomprehensible acronyms on the unsuspecting public of this Southeast Asian nation.

The charge for economic reform is being led by the snappily named PEMANDU. As well as being the Malay word for “driver” it stands for the government’s Performance Management and Delivery Unit.

PEMANDU is in charge of formulating and implementing NKRAs (National Key Result Areas), MKRAs (Ministerial Key Result Areas) and getting “Big Results Fast”, according to its website, although it singularly failed to win political backing for a radical revamp of Malaysia’s costly subsidy regime.

It is also helping to formulate the 10th Malaysia Plan, 10MP for those in the know, a communist-era sounding 5-year plan that aims to help lift this middle income country to developed nation status by 2020.

‘Dinnergate’ perks up German campaign

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The German election campaign has so far lacked the riveting debates and explosive issues to which voters were treated in previous battles for power, perhaps because Chancellor Angela Merkel and her rival, Vice-Chancellor Frank-Walter Steinmeier, have worked together in the same “grand coalition” government for the past four years and neither party seems especially eager to rock the boat.

Filling the void have been several somewhat bizarre little scandals that each side has tried to use to tarnish the other, taking pot shots without resorting to full firepower. They are, after all, partners in power.

Il comizio stanca

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Non sono solo le foto di Oliviero Toscani a stupire. Talvolta lo sono anche le sue parole e quando, ieri sera a “Niente di personale” su La7, ha dichiarato che – lui, elettore radicale da sempre – non andrà a votare nello studio s’è creato un attimo di silenzio, poi è partito addirittura un applauso. Se qualcuno dice che queste elezioni non entusiasmano, che il dibattito fa sonnecchiare, scoppia l’applauso. A 40 anni dal “tutto è politica” gridato nelle strade dai manifestanti del ’68, la politica annoia, anche se in scena c’è uno scontro elettorale fuori ordinanza.

Non deve stupire quindi se domenica il numero 2 del Pdl Gianfranco Fini ha licenziato in tronco i vertici siciliani del suo partito dopo essersi trovare a fare un comizio Fini in recent picturea Palermo in una sala semivuota.
La politica stanca, e il tema sta diventando un ritornello anche sulla stampa. Ha iniziato domenica Avvenire che ha lanciato l’”allarme” di un possibile astensionismo record. Ha proseguito il critico televisivo del Corriere della sera Aldo Grasso che ha parlato dei bassissimi livelli di audience delle Tribune politiche e dei dibattiti politici in tv. Ha proseguito oggi il quotidiano Il Foglio, il cui direttore Giuliano Ferrara è impegnato direttamente in campagna elettorale alla guida di una lista anti-aborto che rischia di sparire addirittura dalle cronache non per censura, ma per disinteresse generale: “Il voto sarà anche utile, ma la campagna elettorale è vuota”, ha titolato.

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